| [...] Arrivarono allo scalo con molta altra gente che correva e altrettanta
ne trovarono già lì. Guardavano tutti verso il mare, verso
Stromboli. A nord di Basiluzzo si levavano due alte colonne di fumo.
Sotto di queste c'erano due navi da guerra. Una bruciava parecchio. La gente commentava, qualche donna piangeva. Dal terrazzo del suo locale, seduto come suo solito con la spalliera della sedia tra le gambe, John guardava. Quando Oreste Meriggio passò tutti gli rivolsero delle occhiate interrogative. Istintivamente Oreste Meriggio mormorò: "Non so nulla, che c'entro? Che guardate a fare..." Per il momento lì dall'isola potevano fare ben poco, oltre osservare. Non sapevano nemmeno di chi fossero le navi colpite. Oreste Meriggio salì alla Mescita di John. Pippo andò a riva ad aspettare Guido che dava gli ultimi frenetici colpi di remo. "Beh, ancora qui?" - gli chiese sornione. "Un contrattempo notturno. Hai visto che macello?" - rispose Guido e saltò nell'acqua bassa trattenendo la barca. Pippo scosse la testa, scuro in volto. Lo aiutò a tirare a riva la barca, poi insieme raggiunsero Oreste Meriggio. Nessuno parve far caso alle gambe magre e pelose di Guido che sbucavano dalle mutande ancora fradice. A quanto pareva John aveva visto tutto. Se lo fecero raccontare. "Un sommergibile deve essere stato ..." - disse fissando immobile negli occhi Oreste Meriggio. Come spesso succedeva al mattino, l'isola aveva una nuvola di condensa che coprì il sole e la luce si attenuò parecchio. Tutti guardavano verso il mare, immobili. Dalla Mescita di John, da ogni sentiero dellisola, dalla riva e dalle rocce. In cima al moletto c'era la figura nera del prete con la tonaca svolazzante nel vento. Fece dei grandi segni della croce verso il mare, poi si voltò e tornò indietro a lunghi passi scansando furiosamente la folla. Su suggerimento di Guido, Oreste Meriggio mandò un ragazzino a prendergli a casa il libriccino per identificare le navi ricevuto insieme alla radio. Non ci mise molto a tornare, non voleva certo perdersi il tragico spettacolo che si consumava in mare. Oreste Meriggio non fece parola con Guido del tentativo di fuga. Lo fissò solo un attimo, in silenzio. Guido distolse lo sguardo con un leggero sorriso sulle labbra. Poi si voltarono a guardare come gli altri. Zijno era scosso dal pianto come un bambino. Un'ora dopo una delle navi aveva smesso di fumare e faceva rotta in giù, verso lo Stretto. L'altra era invece ancora in fiamme e sembrava avvicinarsi. Là intorno, in quel mare mattutino, doveva esserci l'occhio compiaciuto di un periscopio. Si misero tutti a cercare nel libro. Non era facile confrontare la nave con quelle sagome nere. John, che si disinteressava dell'operazione, riprese a parlare, inaspettato in quel silenzio. "Un sommergibile deve essere stato ..." Tacque di nuovo. Gli astanti erano pronti ad altri lunghissimi minuti di pausa. Invece riprese quasi subito. "È strano però. Ero a casa e avevo appena finito di bermi il caffè stamattina. Caffè vero ..." - e nella pausa alzò un angolo di labbro come per un sorriso - È strano dicevo. Poso la tazzina sul piattino e alzo gli occhi sul mare. Scorgo le due navi. Vanno a Messina, penso e in quel momento ecco che la prima sboccia silenziosa. Un fiore mi è sembrato, sì proprio a un fiore rosso che sbocciava ho pensato. Poi è arrivato il botto. Stessa cosa, ma più piano per l'altra. È durato un attimo, ma lunghissimo. Ci sono rimasto anche tanticchia male. Io alzo gli occhi di primo mattino, guardo, senza intenzione, una nave e quella scoppia. Quasi come fossi stato io col guardarla e basta ... Non mi è sembrato bello." "Porterete scarogna..." - disse Guido che non sapeva star zitto. John grugnì. La nave bruciava ancora ed era tutta avvolta di fumo. Intorno c'erano scialuppe di salvataggio e barche di pescatori che avevano osato avvicinarsi al mostro fumante. La nave da terra era impossibile identificarla, ma stabilirono che doveva trattarsi di un incrociatore. Per tutta la mattinata la rada di San Pietru fu anfiteatro gremito della tragedia. Gli isolani erano oramai accorsi al completo. Il sole ora andava ora veniva. La nave, sempre in fiamme, era stata affiancata da una piccola unità che lentamente la trainava verso l'isola. Il mare, quel mattino, era parso a tutti sgombro, ma evidentemente un grosso spostamento navale era in corso, perché in ogni dove si scorgevano ora all'orizzonte scie di fumaioli. Si distinguevano ora sulle strutture delle navi in avvicinamento le linee spezzate della mimetizzazione. Quella colpita bruciava al centro dello scafo. Arrivarono anche tardivi aeroplani che bombardarono il mare nel tentativo di affondare il sommergibile nemico, ma dell'aggressore nessuna traccia. Solo qualche giorno dopo vennero trovati a riva documenti in inglese. Siccome le navi si erano comunque difese, si pensò che qualche colpo fosse andato a segno, ma altro non era che il solito vecchio trucco di tutti i sommergibili esposti ad un attacco. Far affiorare nafta, carte e indumenti per far credere di essere stati colpiti. All'una e mezzo la nave venne portata ad incagliarsi sulla spiaggia a est di Petra a Navi. Era enorme. Mai una nave così grande si era vista in quelle acque. Con molti altri, Oreste Meriggio, Pippo e Guido in testa andarono a vedere dall'alto di Punta Palisi. Con un interminabile stridore la nave si fermò sui grossi ciottoli tondi e si inclinò in avanti. Come un animale già ferito che fosse caduto sulle piaghe aperte. Fu Guido a leggere per primo tra il fumo. Era il Bolzano. Poggiava sul fondo ora e l'acqua fluiva parzialmente sulla coperta mescolando nafta, detriti e resti di chissà che cosa. Il centro della nave era tutto un rottame annerito. Il fumaiolo di prua era divelto e irriconoscibile dal resto dei ferri contorti. Il castello era sforbiciato come latta. Fumo e vapore uscivano ancora dalle lamiere. I marinai si aggiravano, fra urla di comandi, per i vari ponti, ma sembrava che nessuno sapesse veramente cosa fare. Il Bolzano veniva continuamente annaffiato dacqua di mare da una piccola nave appoggio. Il potente getto descriveva nell'aria un bell'arco bianco che andava a rimbalzare rumorosamente sul metallo nel cercare di penetrare nello squarcio fumante. Ogni tanto delle folate di fumo arrivavano fino ad Oreste e agli altri. Irritava gli occhi e aveva un odore nauseante. Oreste fissava tutto con gli occhi spaventati. Pippo guardava in giù con il volto tirato. "Chissà cosa brucia là dentro... - disse Pippo - Poveri cristi " - poi aggiunse. Oreste Meriggio lo guardò atterrito e cercò di ingoiare saliva, ma non ci riuscì. "Andiamo via!" - ordinò a tutti Pippo. Discesero a San Pietru con gli occhi rossi. Quando giunsero allo scalo, videro sbarcare Peppe 'u Niuro di ritorno da Lipari. Non appena vide Oreste Meriggio gli porse un grosso fagotto. "Non arrivai in tempo, eh? - disse volgendo lo sguardo alla colonna di fumo che saliva da dietro la punta - Ecco le batterie, ma alla Capitaneria dicono che la radio che vi dettero era completa, con le pile buone e i ricambi ... Io non sapevo che dire." Pippo e Guido si guardarono. Oreste Meriggio pareva non aver compreso la gravità della cosa. Disse solo: "Stai a vedere che ora le ho nascoste io ..." A metà del pomeriggio la nave galleggiò di nuovo, inaspettatamente. La corrente la spostò a sud, verso la spiaggia di Iditedda dove si arenò e si incendiò nuovamente. Le fiamme vennero però spente quasi subito. Il resto della giornata passò in attività frenetiche. Gli isolani si prodigarono in aiuti ai marinai che erano scesi a terra, fornendo loro ciò di cui avevano bisogno, indicando i sentieri per raggiungere i luoghi prescelti per le vedette, aiutando a trasportare e mimetizzare grosse mitragliatrici. Si temeva infatti che aerei nemici potesse arrivare a finire il lavoro. A sera erano tutti stanchi morti. Tutta l'isola si riversò a dormire nelle case di Drautto per paura di attacchi aerei al Bolzano, che era troppo vicino al paese. Nessuno aveva pensato a mangiare a pranzo. A cena buttarono giù qualcosa tanto per fare, poi andarono a letto molto presto. Avevano tutti in fondo al cuore un grave peso. Col Bolzano la guerra era arrivata tra tutti loro. [...] |