Panarea, Isole Eolie

Panarea dal punto di vista geologico

Da un punto di vista geologico, Panarea è la più antica delle isole Eolie. Con i suoi numerosi isolotti (Basiluzzo, Spinazzola, Dattilo, Lisca Bianca, Bottaro e la oramai quasi scomparsa Lisca Nera) è quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino vulcanico, oramai quasi completamente sommerso ed eroso dal mare e dal vento.

Divisa in senso longitudinale da una spina dorsale, non resta che la parte orientale e meridionale dell’isola originale, con coste basse e caratterizzate da piccole spiagge e grandi aree di pianura, un tempo coltivate in terrazzo vigneti e uliveti, colture ormai abbandonate 8anche se stanno nascendo iniziative volte a riprenderle, specialmente nel campo enologico).
La parte occidentale e settentrionale è caratterizzata invece da coste frastaglaite ed elevate, inaccessibili, un continuo susseguirsi di terrazze, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata.

Il camino originale dell’antico vulcano si trova nel tratto di mare tra lo scoglio “Pietra Nave” e lo scoglio “Cacatu”. Sempre dal mare, sulla costa occidentale (Cala Bianca), si possono vedere i resti di una bocca vulcanica secondaria, che ha la forma di un grande imbuto. Nella parte nord-orientale dell’isola, sulla spiaggia della Calcara, è ancora possibile vedere fumarole di vapori provenienti dalle fessure tra le rocce (con colori sulfurei suggestivi), ultime tracce di attività vulcanica con temperature che possono arrivare fino a 100 ° C.

In alcune zone, tra i ciottoli sulla riva, a causa di queste fonti di calore, acqua si riscalda fino a divenire ustionante. Altri fenomeni eruttivi sommersi (recentemente tornati alla notizia a causa di un improvviso aumento dell’attività) si rivelano nelle acque spumeggianti tra l’isola di Bottaro e Lisca Bianca. Per contro non ci sono più le sorgenti calde segnati sulle mappe a punta “Peppe Maria” “cementificata” da un lungo mare negli anni ottanta.

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